Continua il nostro viaggio tra gli errori più comuni degli autori emergenti. Stavolta, siamo nell’ambito delle tecniche narrative e parliamo di infodump.
Cos’è l’infodump?
Dall’inglese, questo termine si traduce con “informazione spazzatura”. Sintetizzando, possiamo dire che è la tendenza a veicolare nozioni superflue, del tutto prive di pertinenza con la narrazione. Come ovvio, la trasmissione di tali informazioni avviene in modo forzato, grossolano, e va a creare una sorta di “inceppamento” della lettura.
Spesso, l’autore è animato da buona fede, perché in cuor suo crede che, inserendo determinati dettagli, andrà ad arricchire la narrazione. Non si rende conto che essi non servono. Altre volte, invece, l’autore ha la necessità di veicolare determinate informazioni per agevolare la comprensione della storia, però non sa come farlo. Quindi le butta lì dove capita, finendo per allungare il brodo. E l’editor si trova a cancellare senza pietà…
Quali sono le situazioni in cui il rischio di infodump è maggiore?
Infodump nelle scene il cui intento è poco chiaro
Nei romanzi, ogni scena di un romanzo ha il compito di far procedere la narrazione. La sua funzione, quindi, dovrà essere chiara nella mente dell’autore. Spesso però non è così. Ci sono alcune scene che sono – o appaiono – necessarie, ma prive di dialoghi o accadimenti. Un esempio? Le classiche scene di transizione, quelle in cui il personaggio si trova in auto o in metropolitana e l’autore si perde nel descrivere ciò che vede, o nel riportarci i suoi pensieri. Oppure, quelle che si trovano dopo un salto temporale, e che costringono l’autore a riassumere ciò che è accaduto nel periodo. In casi come questi, il rischio di cadere nell’infodump è molto elevato, quindi si deve prestare attenzione.
Infodump nella descrizione di un personaggio
Ho sempre detto che l’autore deve conoscere i propri personaggi come se fossero dei parenti, sapere qual è il loro colore preferito e cosa ordinano al ristorante. Questo è necessario, per evitare di cadere in contraddizione e per dare vita a figure narrative credibili. Però, le informazioni non vanno date tutte e subito. E, in alcuni casi, non vengono nemmeno date. È bene che l’autore le a portata di mano, per potersene servire quando ha bisogno, ma ogni abuso è deleterio. Non dovete comunicare tutti i dettagli biografici, l’altezza, il peso e il numero di scarpe del personaggio. Perché chissenefrega, le emozioni contano di più… a patto che vengano veicolate senza fare infodump, ovvio!
Infodump nella descrizione dei luoghi
Noi, che abbiamo studiato Manzoni &co, abbiamo una forma mentis (per conoscere il significato clicca qui) un po’ deviata, sul tema delle descrizioni. È come se nutrissimo una sorta di timore reverenziale verso gli autori del passato e le loro magniloquenti panoramiche ambientali. Però la scrittura con il tempo è diventata più snella, gli ambienti vengono piegati alle esigenze narrative. Meglio, quindi, poche pennellate, ma incisive. Anche perché, spesso gli autori emergenti non posseggono il vocabolario necessario per gestire un’eccessiva verbosità. Spesso, il risultato, è un brodo annacquato, condito con termini banali come “bello”, “brutto”, e così via… meglio evitare!
Infodump nei dialoghi
Sebbene i dialoghi narrativi debbano somigliare il più possibile a dialoghi reali, ci sono battute che si possono omettere, o per lo meno che vanno usate con parsimonia. I personaggi non chiedono come va, non si salutano, a volte non dicono nemmeno “pronto”, al telefono. Non in tutti i dialoghi, per lo meno. Non in tutte le telefonate. Una volta, ho cancellato circa cinque pagine in un romanzo di cento, perché c’erano decine di battute del genere.
L’infodump più diffuso nei dialoghi, tuttavia, è quello che in inglese viene definito “as you know, Bob”, come sai Bob. Vi faccio un esempio che vi aiuterà a capire.
A: “Stai uscendo? Non torni per pranzo, vero?”
B: “No, non torno. Come sai, io lavoro tutti i giorni dalle otto alle cinque e mangio al bar.
Se il personaggio A è già in possesso dell’informazione – e si presume che lo sia, visto che abita con il personaggio B – è inutile ribadirlo. Se è necessario dire al lettore che il personaggio B lavora ogni giorno dalle otto alle cinque, per offrire una panoramica sulla sua quotidianità, allora occorre trovare un altro contesto in cui veicolare l’informazione senza che la stessa diventi ingenua e comprometta la leggibilità del testo.
Come si riconosce l’infodump?
La risposta è più semplice di quanto non sembri: l’infodump si riconosce con l’ascolto. E no, non è necessario leggere ad alta voce. Noi scrittori, noi editor, siamo come musicisti, in grado di riconoscere una nota stonata al primo colpo. L’infodump, infatti, crea un effetto tappo. La tensione si disperde. L’andamento della trama perde la sua naturalezza. L’idea che emerge è quella di una forzatura stilistica. Ci vuole esperienza per riuscire a individuarlo al primo colpo. Ed è per questo che un editor può fornire un importante supporto.
Come evitare l’infodump?
Io credo che, almeno in prima stesura, sia difficilissimo evitare del tutto l’infodump. Però si può ridurre il più possibile il suo impatto. La nostra sfida è quella di veicolare le informazioni che desideriamo trasmettere, ma farlo in modo elegante.
Di seguito, qualche piccolo suggerimento.
Sfruttare il più possibile la tecnica show don’t tell
Credo che di questa tecnica parlerò in modo più approfondito in uno dei prossimi articoli. Sintetizzando, con lo show don’t tell le informazioni non vengono esposte o narrate ma messe in scena attraverso le azioni del personaggio. In questo modo, la narrazione diventa più dinamica e l’infodump non solo si riduce in modo notevole, ma diventa più riconoscibile.
Elaborare una scaletta narrativa
Fare una breve scaletta delle scene che compongono un capitolo e della loro funzione narrativa aiuta l’autore a rimanere sul pezzo. E state tranquilli: una scaletta non compromette affatto la vostra creatività. Del resto, lo schema non è scolpito nella pietra, e può aprirsi a molteplici modifiche. Io, per esempio, mi trovo molto bene con Excel poiché mi consente di inserire e rimuovere righe (quindi scene o capitoli) a mio piacimento.
Rivolgersi a un lettore esterno
Per quanto l’autore possa definirsi esperto, può avere difficoltà a individuare da solo l’infodump perché è troppo immerso nella narrazione. A tal riguardo può essere d’aiuto far leggere la propria bozza a un beta reader, un parente o un amico che, pur non essendo professionista, legge molto e ha occhi e orecchie per riconoscere gli errori. Certo, questa figura non andrà mai a sostituire un editor professionista, però può aiutare a fare una prima scrematura delle nozioni superflue in modo che l’editor, in una fase successiva, possa concentrarsi su un lavoro più di fino, senza perdersi in errori elementari.







