I LUOGHI COMUNI NEI ROMANZI
Oggi affrontiamo un altro degli aspetti che suscitano buona parte dei miei interventi di editor: il luogo comune, ovvero quello che il dizionario definisce: una frase, un giudizio o un’idea diffusa e ripetuta che, sebbene possa essere condivisa, è spesso superficiale, stereotipata o priva di fondamento.
I luoghi comuni si incontrano in primis nella vita quotidiana. E io, che so essere una vera provocatrice, tendo a fuggirli il più possibile o a smontarli con qualche battuta ben assestata. Sono infatti molto ricorrenti nelle conversazioni tra persone perché consentono di muovere il dialogo in una confort zone sì educata, ma anche priva di empatia: proprio quello che detesto. Io vorrei che ci fosse sempre coinvolgimento emotivo, nei rapporti umani, che ci fosse verità. Invece è facile parlare del tempo e muoversi con sicurezza in conversazioni nazional popolari: “il mondo del calcio è corrotto”; “il Festival di Sanremo non rappresenta la musica italiana”; “non passo al Kindle perché mi mancherebbe l’odore della carta”. Il problema è che anche quando si affrontano argomenti che meriterebbero un po’ più di partecipazione si finisce per ragionare per stereotipi: “se non ti vuole non ti merita”; “l’amicizia tra uomo e donna non esiste”; “se ami una persona lasciala libera”…
Capite che la realtà è molto più complessa di così. Eppure ricorrere ai luoghi comuni ci viene comodo, in virtù di un tanto decantato principio di semplificazione mentale. Ne consegue che anche le bozze dei romanzi siano piene di frasi fatte. Ho fatto un rapido calcolo e io, quando edito, sono solita toglierne in media un centinaio, su un libro di duecento pagine, il che significa uno ogni due pagine. La presenza di luoghi comuni, tuttavia, non implica di per sé che il libro sia scritto male, che sia da buttare via: il luogo comune altro non è che una scorciatoia, una frase fatta che spesso compare in un libro senza che nemmeno l’autore se ne accorga. È l’editor spesso a farglielo notare, e a falcidiare la pagina con la sua mannaia, chiedendo la sostituzione del luogo comune, o sostituendolo direttamente.
Ma se l’autore fosse in grado di anticipare l’intervento dell’editor, quale potrebbe essere il livello di partenza di un libro? Se ogni autore venisse messo nella condizione di trovare da solo i propri luoghi comuni, quanto potrebbe migliorare il suo stile? Tantissimo. Parallelamente, consentendo all’editor di lavorare questioni più sostanziali. Quindi, direi di provare a dissotterrarne qualcuno.
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QUALI SONO I LUOGHI COMUNI PIÙ DIFFUSI NEI ROMANZI?
Come immaginate potrei compilare una lista infinita di luoghi comuni. Per il momento mi limito a suddividerli in quattro categorie: emozioni, fisicità dialoghi e descrizioni ambientali. Come vedrete leggendo, molte di queste espressioni, prima che nello scritto compaiono nel parlato, e sui mass media, quindi dobbiamo fare molta attenzione a evitarli.
Dieci luoghi comuni nell’espressione delle emozioni
Siamo una società che banalizza i sentimenti. Non dovrebbe sorprenderci che la maggior parte delle persone parli come un biglietto dei Baci Perugina. E, purtroppo, anche molti libri… vediamo insieme:
- Il cuore batte forte;
- Vibrava ogni fibra del mio essere;
- Mi tremano le gambe;
- Il fuoco della passione;
- La pelle d’oca;
- Le farfalle nello stomaco;
- Rosso per la rabbia;
- Una tensione che si può tagliare con il coltello;
- Verde d’invidia;
- Come un sole che illumina la stanza.
Una domanda: secondo voi espressioni come quelle sopra in che modo possono veicolare le emozioni? Perché io proprio non sento niente. Se non… il fastidio!
Dieci luoghi comuni nelle descrizioni fisiche
Io credo che le principali difficoltà nella descrizione fisica dei personaggi dipende dal fatto che non sappiamo osservarle, non sappiamo sentirle. Molti non riuscirebbero a descrivere nemmeno la propria madre senza ricorrere ai topoi qui sotto. E, se ci pensate, è una cosa triste.
- Capelli color grano/color miele;
- Magro come un chiodo(“grasso come un maiale” non si usa perché considerato offensivo, ma non è che questo sia proprio un complimento…);
- Bianco come un cadavere;
- D’ebano (qualsiasi cosa sia);
- Muscoli scolpiti da ore di palestra;
- Bellissima/bellissimo (niente di più banale);
- Occhi color cielo;
- Alto quasi due metri;
- Ventre prominente;
- Calvizie incipiente.
Come esercizio, vi suggerisco di scaricare dal web la foto di un* sconosciut* a caso, e provare a descriverlo senza ricorrere a nessun luogo comune (ne esistono altri, oltre a questi). Pensate di riuscirci? Se vi interessa, poi potremo esaminare l’esercizio insieme.
Dieci luoghi comuni nei dialoghi
Molte delle espressioni che vedete sotto sono frutto della traduzione di romanzi e serie tv americane, termini diffusi, ma che nessuno userebbe mai nella realtà.
Quindi, perché usarle nei libri?
- Dannazione!/Maledizione! (entrambe derivanti dalla traduzione dall’imprecazione fuck! : termini che abbiamo assorbito passivamente, fino a farli entrare nel nostro linguaggio in anni di serie tv, film d’azione e best- seller commerciali, fino a farli diventare nostri).
- Se ti muovi sei morto.
- Prendi me al posto suo!
- Non azzardarti! (se non fossimo vittime delle traduzioni diremmo “non ti permettere”, che non è che sia molto meglio, anche questo è abbastanza ricorrente);
- Ti amo (sì: anche questa. Soprattutto questa);
- L’amore è cieco (o la fortuna, a seconda);
- Abbiamo un problema;
- Faccio solo il mio lavoro (questo soprattutto nei romanzi di ambientazione ospedaliera);
- Hai un’idea migliore?
- Ho una prova schiacciante.
Direi che con questo breve excursus ho attraversato un po’ tutti i generi. il che dimostra che i luoghi comuni sono democratici, trasversali: ciascuno di noi può caderne preda.
Se ti piace l’argomento scrittura prova a leggere anche “5 luoghi comuni sull’editor e l’editing“
Dieci luoghi comuni nelle descrizioni d’ambiente
Scrivere le descrizioni senza banalizzare o andare troppo per le lunghe è senza dubbio complicato. Il problema è sempre lo stesso: non sappiamo osservare. Non sappiamo immaginare. Quindi anche in questo caso il luogo comune può diventare un territorio agevole su cui muoversi.
- Cullato dalle onde;
- Inghiottito dalla palude;
- Terra selvaggia/sconfinata;
- Distesa di neve;
- Cielo azzurro/grigio/nero (o il mare);
- Asfalto fumante;
- Mare blu;
- Il profumo dei fiori (che si equivale con il cinguettio degli uccelli);
- Sole accecante;
- Ammutolito dinnanzi a cotanta bellezza (il quale può rientrare anche nelle descrizioni fisiche, e in quelle delle emozioni…).
L’esercizio che suggerisco in tale frangente è lo stesso proposto sopra: partite da una foto. Provate a raccontare il luogo che vedete, usando la voce dell’ispirazione… potreste sorprendervi del risultato!
Per concludere
Da questo excursus ho tagliato fuori di proposito metafore e similitudini: alcune sono così abusate che meritano un articolo a parte. Rimanete sintonizzati, arriverà a breve!








Io amo i luoghi comuni, le frasi fatte. Hanno molteplici pregi. Facilitano la comunicazione tra persone che non si conoscono, permettono di difendersi e proteggersi da invadenze esterne. Con i luoghi comuni e le frasi fatte, ci si capisce, ci si intende. Se io utilizzassi un termine come “cuciuffo”, solo i miei amici più stretti capirebbero che sto simpaticamente insultando qualcuno, in pratica si tratta quasi di uno scherzo. E’ uno di quei termini che rientra nel cosidetto lessico familiare, quello utilizzato esclusivamente da una ristretta cerchia di persone.
Per quanto riguarda l’uso di termini diffusi, nei romanzi, penso che possa servire a rendere reale e vera una scena. Certo sarebbe meglio essere originali, ma ormai risulta difficile, perchè miliardi di parole sono già state scritte.