CRITERI PER LA SUDDIVISIONE DI UN ROMANZO IN CAPITOLI
Sono editor da quasi un decennio, ma mai come nell’ultimo periodo mi sono imbattuta in romanzi con capitoli troppo lunghi o troppo brevi, oppure suddivisi in modo improprio, oserei dire casuale. Parlando con gli autori per comprendere la ragione di tale tendenza, ho scoperto che l’intelligenza artificiale indica una lunghezza ideale dei capitoli di circa 2000/4000 parole. Molti vi si riferiscono come se fosse la Bibbia, però un computer non può tenere conto delle peculiarità di ogni singolo testo, dell’imprinting che solo un essere umano può dare. Il rischio è quello di trovare soluzioni comode, ma poco personali. Quindi, tutte uguali.
Tuttavia, anche decidendo di ignorare Chat GPT e riferirsi a persone reali, a blogger o a youtuber si può incappare in errori: sdoganare numeri di caratteri e di parole è comodo per ottenere visualizzazioni, ma anziché istruire gli autori su quante pagine devono riempire, sarebbe meglio focalizzarsi sul contenuto di quelle pagine. E, di conseguenza, sulla loro organizzazione.
3 SUGGERIMENTI PER LA SUDDIVISIONE IN CAPITOLI
Concepire il capitolo come unità narrativa
Ogni capitolo rappresenta un’unità narrativa a sé stante. Estremizzando, si può dire che sia quasi un romanzo dentro il romanzo. Quindi, il capitolo presenta un incipit, un punto di massima tensione e una chiusura: focalizzate quali sono, e il capitolo è già pronto.
Molti degli autori che lavorano con me prima o poi si trovano una bella noticina con scritto: suggerisco di interrompere il capitolo qui. Spesso mi adopero per spiegare le mie motivazioni, ma queste sono tutte riconducibili a un’unica risposta: l’interruzione va lì. Se un capitolo è ben strutturato, la sua chiusura diventa intuitiva, naturale.
Dobbiamo ricordarci sempre che la fine di un capitolo ha lo scopo di offrire al lettore un attimo di distensione prima di una nuova tensione, ma al contempo lasciargli abbastanza adrenalina da invogliarlo ad andare avanti. Non bisogna dunque andare a ricercare la lunghezza ideale di un capitolo, perché questa lunghezza esiste già. Ogni capitolo ha la propria, e bisogna trovarla.
Ecco alcuni punti in cui possiamo trovare le “pause naturali” dei capitoli:
- Cambio di punto di vista;
- Cambio di ambientazione;
- Cambio di personaggi;
- Conclusione di un dialogo o di una scena;
- Modifica del ritmo;
- Cambio dell’unità temporale.
Con il tempo e l’esperienza diventerà facile posizionarle, senza il bisogno di interrogarsi sul numero di parole. Quindi, scrivete tanto, e leggete tantissimo!
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Valutare il ritmo
È risaputo che capitoli più lunghi rallentano il ritmo della narrazione e capitoli più brevi lo velocizzano. Quindi analizzate la struttura della trama (perché voi l’avete fatto, lo schema della storia, vero?) e soffermatevi qualche minuto a riflettere su quello che volete sia l’andamento del vostro romanzo. Il genere a cui appartiene, potrà offrirvi delucidazioni in merito. Non è un caso che, spesso, i romanzi thriller hanno capitoli di poche pagine per mantenere elevata la tensione. Nei romanzi fantasy e di fantascienza, invece, sono un po’ più lunghi, perché bisogna consentire al lettore di famigliarizzare con un mondo narrativo di pura invenzione.
In questo secondo caso, occorre fare attenzioni alle informazioni contenute in un capitolo: se sono tante, bisogna lasciare al lettore la possibilità di metabolizzarle, ragion per cui delle pause posizionate nei punti giusti lo porteranno a interrogarsi su ciò che ha appena letto e a integrarlo.
Insomma, si tratta di un equilibrio delicatissimo tra la necessità di offrire contenuti validi e il rischio di sovraccaricare il lettore. In caso di dubbio, chiedere sempre all’editor.
Focalizzarsi sull’apertura e sulla chiusura
Come l’incipit di un romanzo, anche l’incipit di un capitolo ha una sua rilevanza perché deve accattivarsi il lettore e invogliarlo a proseguire la lettura.
Al lettore bisogna offrire delle radici solide su cui appoggiarsi, un’idea di stabilità e solidità. Se le vicende narrate in un capitolo non sono quindi collegate a quelle del capitolo precedente, bisogna far capire subito di chi è il punto di vista, dove e quando si sta ambientando la storia, chi sono i personaggi in scena, ecc. Le 5W del giornalismo possono essere un valido aiuto per chiarirsi le idee: Where? When? Who? What? Why? Rispondere a queste domande (anche solo nella vostra testa) è possibile anche quando si decide di iniziare un capitolo in medias res. Perché se voi non sapete cosa state scrivendo, non potrà capirlo nemmeno il lettore.
Allo stesso modo, la chiusura deve invogliare il lettore ad andare avanti. Spesso mi capita di suggerire l’eliminazione delle ultime dieci righe di un capitolo, perché gli autori tendono a portarsi oltre la cosiddetta “pausa naturale”. Ne consegue, che la tensione si disperde, l’attenzione si smorza, e il lettore ha la tentazione di saltare qualche parola. O di voltare pagina.
Una delle tecniche narrative più diffuse sia nei libri sia nelle serie tv è quella del cliffhanger che prevede la chiusura di un capitolo (o di una puntata) in un momento decisivo: quando il cattivo sta puntando la pistola contro il protagonista, quando lui avvicina le labbra a quelle di lei, quando l’investigatore trova un indizio fondamentale. In questo modo, il lettore sarà incuriosito a proseguire. Le maratone di Netflix esistono perché esiste il cliffhanger!
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Meglio il numero o il titolo individuale per i capitoli?
Anche in questo caso si deve ragionare per obiettivi. I numeri vengono spesso considerati più maturi professionali perché consentono di ordinare gli eventi e dare dei riferimenti ai lettori ma risultano al contempo un po’ freddi. I titoli invece possono avere invece un ruolo di “acchiappo” perché offrono un’anticipazione di ciò che seguirà e, se gestiti con sapienza, incuriosiscono di più. Tuttavia, scrivere titoli non è semplice e c’è sempre il rischio di auto-spoilerarsi. Quindi, piuttosto che evitare forzature, suggerisco l’utilizzo della numerazione.
I titoli dei paragrafi, invece, funzionano solo nel caso di capitoli molto lunghi. Se per esempio ogni capitolo corrisponde a una giornata, ci possono essere all’interno dei paragrafi, con relativo titolo, un po’ come avviene nella saggistica. In questo modo, si può offrire al lettore delle brevi pause, evitando il “wall text”, ovvero un blocco senza capoversi e paragrafi, perché è invadente a livello visivo e può scoraggiare la lettura.
Per concludere:
Qualunque decisione prendiate, va comunque ponderata con attenzione, facendo in modo che sia la più idonea al vostro testo, e al tipo di effetto che volete ottenere.







