5 consigli per ottimizzare la collaborazione con l’editor
Mi piace mantenere con gli autori un approccio informale: ci si dà del “tu”, si parla con chiarezza, si affronta il lavoro con serietà, ma lasciando anche spazio alla battuta, all’ironia. Questo però non esclude che esistano delle regole non scritte nella collaborazione tra autore ed editor, in parte legate alla buona educazione, in parte al rispetto per il proprio lavoro e per quello degli altri.
La maggior parte degli autori che seguo sono emergenti, ma il fatto di non essere dei professionisti non impedisce che si possa essere professionali. Questi sono i cavilli del linguaggio che tanto amo, e che nell’ambito della mia attività possono sancire la differenza tra una persona seria e un millantatore.
L’elenco che segue, aiuterà a fare chiarezza su cosa significhi lavorare in modo serio.
1 – E-mail di presentazione curata
Come molti di voi già sanno, il primo scambio verbale con la sottoscritta avviene tramite il form presente alla pagina contatti di questo sito. Sebbene ci sia un semplice riquadro bianco, non esiste limite di parole. Quindi, nulla vi impedisce di scrivere un messaggio approfondito, che spieghi la natura del vostro progetto e, magari, indichi anche il numero di caratteri spazi inclusi, dettaglio fondamentale affinché io possa elaborare un preventivo di massima. “Sto scrivendo un libro”, dice poco. “Sto scrivendo un romanzo giallo ambientato nel medioevo”, invece, mi dà già un’idea su quali sono i limiti e le sfide che dovremo affrontare durante il lavoro di editing.
Inoltre, è fondamentale, ai fini di una buona impressione, inviare una e-mail corretta sotto il profilo grammaticale e sintattico: a volte ricevo messaggi scritti con le K, privi di punteggiatura o contenenti errori madornali. Ma il rispetto per la lingua italiana – oltre, ovviamente, a un’opportuna conoscenza – è indispensabile se si vuole pubblicare un libro, è la base stessa della propria credibilità.
2 – Non avere fretta
A meno che non ci siano stringenti scadenze editoriali, non bisogna mai bruciare le tappe, con il processo di editing. Al contrario, occorre prendersi tutto il tempo che serve per fare un buon lavoro.
So che molti autori a un certo punto “si stufano” del proprio libro e desiderano concluderlo per passare ad altri progetti. Tuttavia, non è utile faticare per mesi (mi riferisco, qui, alla fase di scrittura che precede il mio intervento) per poi mandare tutto a ramengo con una revisione sommaria.
Pertanto, quando io vi invio il file con le mie osservazioni, ricordatevi di apportare le modifiche con la massima cura. Se abbiamo stabilito una scadenza, non è necessario finire prima. E se avete bisogno di concedervi un ragionevole ritardo, me lo potete dire tranquillamente. Non pensate di danneggiarmi, perché, quando il libro è in mano vostra, io lavoro su altre cose. Se abbiamo concordato una settimana di tempo per apportare le modifiche, e voi ci mettete due giorni, non fate bella figura. O meglio: la fate se il lavoro è impeccabile. Ma questo capita raramente, perché spesso mi capita di ritrovarmi, in seconda lettura, errori già segnalati nella prima e non corretti, con un enorme dispendio di tempo ed energia da parte di entrambi. E noi non vogliamo questo, vero?
3 – Inviare una bozza evoluta
Come dico sempre, più alto è il livello di partenza di un libro, più alto sarà quello che potremo raggiungere lavorando insieme. Quindi, se posso darvi un consiglio, almeno una rilettura, prima di inviarmi il documento, fatela. Molti degli errori che trovo sono così lampanti che l’autore avrebbe potuto trovarli benissimo anche da solo, lasciando a me il tempo per lavorare su questioni di maggior sostanza: stile, sintassi, coerenza narrativa, ambientazione, personaggi, ecc.
4- Conoscere le norme editoriali di base
Correggere un refuso fa parte del mio lavoro, ma non spetta a me inserire da zero una punteggiatura mancante, o colmare le lacune su concetti che, quando si scrive un libro, rappresentano l’ABC della scrittura al computer. Un autore è tenuto a sapere, per esempio, che dopo una virgola e un punto ci va uno spazio, che la frase inizia con la maiuscola, che le interlinee non vanno messe a casaccio, che il testo va giustificato, che esiste un simbolo per le caporali e non vanno usati quelli di “maggiore” e “minore”, che tra un capitolo e l’altro va l’interruzione di pagina e non una serie di spazi. Devo continuare? No, non è mia intenzione fare una lista della spesa. Mi preme solo farvi capire che queste richieste non sono i deliri di una bacchettona, ma la base stessa della collaborazione tra autore ed editor. Assecondarle, quindi, non è solo indice di serietà e di buon senso, ma vi aiuterebbero qualora in futuro decideste di inviare un libro a un editore senza passare dall’editor: qualunque professionista cestinerebbe senza indugio un manoscritto contenente gli errori di cui sopra, perché scrivere un libro senza conoscere certe regole è come pretendere di fare l’ingegnere e non sapere la tabellina del tre.
Sempre allo scopo di ottimizzare le nostre risorse, vi suggerisco anche di usare una tastiera italiana, se scrivete in italiano, così da avere a disposizione tutti i caratteri che vi servono. Quindi, se vivete all’estero ma scrivete in italiano, compratene una: su Amazon costa trenta euro, mi pare un investimento sostenibile, considerando che non dovrete poi perdere tempo a sostituire le lettere.
5 – Avere fiducia nella professionalità dell’editor
Saper scrivere significa innanzi tutto saper comunicare. Pertanto, non è solo l’utilizzo delle K nella mail di presentazione a essere respingente, ma anche un atteggiamento così spocchioso da sfiorare l’aggressività. Se decidete di rivolgervi a un editor è perché avete bisogno del suo aiuto. Non serve a niente, quindi, porvi con diffidenza nei suoi confronti o, addirittura, trattarlo come un nemico.
Comprendo che molti autori abbiano timori riguardo alla garanzia di riservatezza che, come professionista, sono in grado di offrire: del resto, non ci conosciamo. Tali perplessità, però, andrebbero espresse con toni morigerati, magari dopo aver rotto il ghiaccio e stabilito un rapporto di cordiale rispetto. Se, fin dal primo contatto, il sedicente autore mi minaccia di ciò che può accadere se il suo testo viene condiviso con altre persone, o se mi metto a scrivere io un libro basato sulla sua idea, non si può collaborare. O meglio: io non collaboro con chi non si fida di me, perché ciò significherebbe essere sempre sotto una lente di ingrandimento, e a me piace lavorare in un clima sereno.
Già che siamo in argomento, mi preme evidenziare che gli editor hanno il segreto professionale esattamente come tutti gli altri professionisti, quindi il mio ruolo di solito è noto solo nel caso in cui l’autore decida di ringraziarmi nel suo libro. Non ho assistenti e collaboratori che possano maneggiare il documento. Mi è capitato di inviare l’opera a editori potenzialmente interessati alla pubblicazione, ma solo previo consenso dell’autore. Infine bisogna togliersi dalla convinzione di essere dei fenomeni. Credetemi: non c’è la fila per rubare i vostri romanzi. Chi lavora seriamente con la scrittura ha le proprie idee, il proprio stile, i propri progetti, e non gliene frega niente di scopiazzare in giro.
Cosa pensate di questi suggerimenti?







