Il punto di vista in terza persona limitata
È da tanto tempo che non parlo di tecniche narrative sul blog, ma ritengo necessario dedicare almeno un articolo al punto di vista in terza persona limitata. Tra i diversi “sguardi” che l’autore può adottare per filtrare la scena, questo è sicuramente il più comune ed efficace, perché consente un’immedesimazione maggiore rispetto a un narratore onnisciente, ma non è invadente come una narrazione in prima persona. Molti giovani scrittori, quindi, vi ricorrono quasi come se fosse una scelta obbligata, senza rendersi conto delle insidie che questa tecnica nasconde. Negli ultimi tre romanzi che ho editato, scritti da tre diversi autori, mi sono trovata a correggere gli stessi errori più volte. Quindi, ritengo fondamentale approfondire l’argomento e sciogliere ogni eventuale dubbio, così da evitare ulteriori scivoloni in futuro.
Iniziamo dall’ABC.
QUALI SONO GLI ERRORI PIÙ COMUNI CON IL PUNTO DI VISTA IN TERZA PERSONA LIMITATA?
1 – Cambio improvviso di punto di vista
Questo è senza dubbio l’errore più diffuso. Lo trovo soprattutto nei dialoghi. Con i “miei” autori, parlo di effetto ping pong, perché il lettore è obbligato a rimbalzare come una pallina da un punto di vista all’altro, senza però di fatto riuscire a immedesimarsi con nessuno dei personaggi. Sebbene molti editor chiudano un occhio, io credo che una scena, per risultare piacevole, abbia bisogno di un filo conduttore. Occorre quindi stabilire quale personaggio assumerà lo sguardo, e poi mantenerlo per tutta la durata della scena o, meglio ancora, del capitolo. Se si decide di scrivere due scene con punti di vista diversi all’interno del medesimo capitolo, occorre segnalare il cambiamento con una doppia interlinea. In questo modo viene concessa una pausa al lettore, che ha tutto il tempo che gli serve per passare dalla testa di un personaggio a quella di un altro senza eccessivi sballottamenti, e magari anche con un sospiro di sollievo.
2 – Linguaggio inadeguato
Quando si utilizza un punto di vista in terza persona limitata è necessario adeguarsi al modo di parlare e di pensare del personaggio. In un romanzo scritto come si deve e con personaggi ben caratterizzati, il lettore è in grado di capire chi ha il punto di vista prima ancora che venga pronunciato il suo nome. Questo concetto però non sempre è chiaro all’autore emergente, che tende a non caratterizzare abbastanza l’eloquio. in bocca a X e Y, termini che mai utilizzerebbero nel mondo reale, e le scene vengono scritte tutte con lo stesso stile. Il che rappresenta un’incoerenza. Se X è uno spacciatore con la terza elementare, l’autore deve adeguarsi al suo linguaggio. Non può farlo parlare come parlerebbe lui, che ha due lauree.
3 – Perdita del focus
Non potete immaginare quante volte abbia scovato e corretto espressioni del genere:
- Paolo non sapeva di essere seguito.
- Marco ignorava che quel giorno avrebbe cambiato la sua vita.
- Luca non poteva vedere l’uomo alle sue spalle.
Eccetera, eccetera, eccetera.
Queste espressioni appartengono a un narratore onnisciente, non a un narratore in terza persona limitata. Occorre ricordarsi che siamo vincolati alla percezione del personaggio. Quindi, dobbiamo evitare quello che in narrativa viene chiamato buco nero: se la scena prevede che il personaggio si addormenti o svenga, dobbiamo essere pronti a interromperla, oppure affidare lo sguardo a un altro personaggio.
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4 – Sguardo poco incisivo
Scegliere il punto di vista è un’operazione delicata perché da esso dipendono il tono e il ritmo dell’intera scena. Un appuntamento galante, per esempio, non sarà lo stesso visto da lei o visto da lui. Quindi, che sapore vuoi dare alla narrazione? Vuoi renderla romantica, oppure piccante? Vuoi condirla con un pizzico di ironia? Le risposte a queste domande ti aiuteranno a prendere la decisione più opportuna. Dovrai però anche tenere conto di altri aspetti. Per esempio, quali sono le conoscenze dei singoli personaggi e quali informazioni vuoi veicolare. Oppure, cosa prevedono i capitoli precedenti, o quelli successivi, affinché la concatenazione dei singoli elementi possa garantire un risultato efficace e accattivante.
5 – Incursioni dell’autore
Tutte le opinioni, le considerazioni e le sensazioni espresse in terza persona limitata appartengono al personaggio, non all’autore. Questo dovrebbe scomparire completamente, rendersi impercettibile. Invece, da editor, spesso mi capita di dire: “Questo non è il personaggio. Questo sei tu.”
Nelle descrizioni ambientali, idem con patate. L’autore spesso tende a scordarsi di aver adottato un punto di vista interno e si trova a oscillare tra due situazioni differenti. Alcuni scrittori riportano la propria visione personale, specialmente quando descrivono un luogo realmente esistente, che conoscono e nel quale hanno vissuto. Altri, invece, si sentono il Manzoni e iniziano a sproloquiare come un narratore onnisciente. In entrambi i casi, il linguaggio utilizzato non rispecchia del personaggio.
Con le descrizioni fisiche, peggio ancora. Sembra che gli scrittori si sentano in dovere di dire che il loro personaggio ha gli occhi azzurri e i capelli biondi, però lo fanno con pretese da narratore onnisciente, con parole che nessun essere umano dotato di buon senso userebbe per descrivere se stesso.
UN SUGGERIMENTO PER ESERCITARSI CON IL PUNTO DI VISTA IN TERZA PERSONA LIMITATA
Scrivete diverse versioni della stessa scena (magari una scena breve) usando prima il punto di vista di un personaggio, e poi quello degli altri. È un esercizio molto utile, che aiuta a comprendere come cambi la narrazione a seconda dello sguardo e che aiuta a individuare a colpo d’occhio eventuali errori.
Per concludere: avete mai commesso questi errori? Ne avete commessi altri?








Ma la terza persona limitata, rispetto a tutti i punti che hai detto, come la narrazione in prima persona? o ci sono delle differenze?
Ciao, scusa il ritardo. La terza persona limitata non è come la prima persona perché, appunto, è in terza persona. Però il punto di vista è soggettivo come con una prima persona. 😀
Ciao Chiara, non sono uno scrittore ma ho letto con molto interesse il tuo articolo. Ti chiedo solo una cortesia, visto che sono un profano, mi daresti una definizione sintetica di ‘terza persona limitata’?
Grazie!
Ciao Fabio, scusa il ritardo nella risposta, ma mi sono assentata per qualche giorno. Credo che l’articolo sia esauriente in merito, e spieghi nel dettaglio il punto di vista in terza persona limitata. In sintesi posso dire che la narrazione avviene in terza persona, ma il narratore NON è onnisciente, perché la visuale è limitata a ciò che il personaggio sa e conosce, il che impone degli accorgimenti a livello di scrittura.
Se ci sono altri dubbi chiedi pure!
Anni dopo arrivo a disturbare. Innanzitutto grazie per l’articolo, è di grande aiuto! Due domande se non sono di disturbo.
Se in terza persona limitata descrivo un ambiente che il personaggio conosce, come faccio? L’unica cosa che mi viene in mente è farlo muovere e descrivere i mobili che deve evitare etc…
Quanto al dialogo interno, posso inserire sia i pensieri tra virgolette ed allo stesso tempo usare le sue opinioni nella prosa, o solo uno dei due?
Sono sicura siano domande ovvie ma io faccio ovviamente fatica ahahahah
Grazie in anticipo!
Ciao!
Scusami il ritardo nella risposta, ma non avevo visto il tuo commento.
Quella di descrivere un ambiente conosciuto attraverso i movimenti del personaggio è una buona soluzione, così come descriverlo attraverso i suoi ricordi, il suo stile di vita, ecc. Esistono molti stratagemmi, che si possono apprendere anche con tanto esercizio. Obiettivo principale, tuttavia, per qualunque descrizione, è quello di evitare info-dump. In poche parole, tutto ciò che scrivi deve essere funzionale alla narrazione.
Per quanto riguarda il dialogo interiore, di solito si usa il corsivo, senza virgolette, senza scrivere cose tipo “pensò”, ecc, sennò senza accorgertene rischi di scivolare in un narratore esterno. Attenzione però: deve trattarsi di brevi considerazioni, che non allunghino il brodo. Per il resto, è sufficiente la prosa principale.
Sperando averti risposto in modo chiaro, rimango a disposizione per ulteriori domande.
Un saluto
Chiara
Ciao Chiara, sono incappato nel tuo post perché mi sono imbattuto in un problema legato al romanzo che sto provando a scrivere. Ammetto che quando ho cominciato non mi sono posto molti problemi e quindi non sono stato attento a distinguere tra terza persona limitata e terza persona onnisciente, rileggendolo però mi sono accorto che alla fine un po’ di coerenza c’era, la maggior parte dei capitoli li ho scritti in terza persona limitata, alternando tra un capitolo e l’altro il punto di vista tra i protagonisti, un solo capitolo è stato scritto con la terza persona onnisciente, questo perché i fatti che dovevo narrare non erano tutti vissuti dal protagonista e quindi per poterli descrivere ho diciamo allargato l’obiettivo della telecamera. Ora però mi trovo su un capitolo scritto in terza persona limitata ma, sono arrivato ad una scena che per descriverla avrei bisogno del narratore onnisciente in quanto il protagonista non ne è direttamente coinvolto. È una cosa che si può fare o non devo assolutamente cedere in questa facilitazione?
Grazie
Fabio