20 CONSIGLI PER COME SCRIVERE UN LIBRO – L’ ALFABETO DEGLI SCRITTORI
Come ho scritto nella presentazione del sito, non esistono ricette preconfezionate per scrivere un romanzo di valore. Ogni stesura è un salto nel vuoto. Il rischio di fallimento è sempre dietro l’angolo. Nessun autore può avere garanzia di successo: di questo dovete essere consapevoli. Tuttavia, esistono dei principi che, se integrati nel proprio di scrivere, possono ridurre l’incertezza ai minimi termini.
Come scrivere un libro consigli: Quali devono essere le linee guida di ogni scrittore?
Per redigere la lista che segue, ho fatto ricorso a una doppia esperienza: quella di autrice di romanzi gialli, quella di editor e consulente editoriale. Ad aiutarmi, il miglior amico di ogni scrittore: l’alfabeto.
Ecco quindi i miei 20 consigli per scrivere libri.
Consigli su come scrivere un libro, ne trovate uno per ogni lettera!
Scrivere libri significa ascoltare
A scanso di equivoci: non sto dicendo che, in fase di revisione, dovete leggere ad alta voce. Se vi è utile, nessuno ve lo vieta. Ma non è una regola insindacabile. Si può ascoltare un testo anche in silenzio, focalizzandosi sulle sue vibrazioni, facendo attenzione a ogni sfumatura linguistica. Se la mente è vuota e voi siete ben radicati nel momento presente, riuscirete a comprendere subito che tra le vostre parole c’è una nota stonata: una ripetizione, un’ eufonica fuori posto, un aggettivo grossolano, un po’ di infodump (spiegazione). Magari dovrete rileggere per capire di cosa si tratti, ma non potrete ignorare il campanello d’allarme accesosi nella vostra testa. Dategli retta, e troverete l’errore in pochi secondi.
Scrivere un libro di successo (best-seller)
Noto in molti scrittori un atteggiamento ambivalente. Da un lato sognano di scrivere un best-seller. Dall’altro, si rifiutano di leggerli, perché il senso comune associa queste opere a una scrittura misera, un po’ populista, a un’opera creata solo per riempire le casse. Bene, ragazzi miei: prendete una posizione. Se ambite a un successo megagalattico, non potete permettervi di avere la puzza sotto il naso. Leggere un best-seller con spirito critico, per capire perché vende, non offende il vostro intelletto. La cultura è eclettismo. Senza apertura mentale, si osserva il mondo con le lenti colorate, perdendo di vista tutte le sue sfumature: si tratta di un ripiegamento su se stessi che, secondo me, uno scrittore non può permettersi.
Scrivere un libro dai contenuti forti
C’è chi sostiene che un’opera (libro) non debba necessariamente contenere un messaggio, specialmente se il suo scopo è l’intrattenimento. Io però non sono d’accordo. Obiettivo di ogni scritto è quello di comunicare. Un’idea, una considerazione esistenziale, un valore. Tutte le storie hanno qualcosa da insegnare, anche quelle più leggere. Dunque, prima di mettervi a progettare e a scrivere il vostro, cercate di riassumere il suo significato in una frase. Quello sarà il cuore di ciò che scriverete, l’organo che manterrà in vita l’opera nella sua interezza, che le darà stabilità e le consentirà di respirare. Diversamente, avrete tra le mani un organismo vuoto, inerte. Un testo forse impeccabile, ma incapace di vibrare.
Se sei interessato all’arcgomento prova a leggere anche “20 consigli per come scrivere un libro”
Scrivere un libro con una destinazione chiara
A chi è rivolto il mio libro? Questa è una domanda che tutti gli autori dovrebbero porsi. Però molti non vogliono. Credono che riflettere in termini di marketing significhi sminuire il valore artistico della propria opera. Eppure, vogliono venderla. Quindi la sbattono su un sito sperando che qualche navigatore di passaggio la veda. E basta. Non fanno altro. Non pensano che interrogarsi sui propri potenziali lettori, definire un interlocutore privilegiato, aiuti a scegliere un linguaggio adeguato, a evitare citazioni incomprensibili, a creare un canale comunicativo efficace con il proprio pubblico, generalista o di nicchia che sia. E anche per individuare il cuore del libro. Che, come abbiamo visto, è fondamentale.
Scrivere un romanzo e poi fare editing
L’editing, non dimentichiamolo mai, è un intervento professionale finalizzato a migliorare la qualità di un libro, coerentemente con la sua missione e con il pubblico di riferimento. Eppure molti autori lo rifiutano. Vedono l’editor come un nemico che vuole impossessarsi della loro opera, e riscriverla a proprio piacimento. Errore. Non c’è da stupirsi. Questa società è sempre più individualista. Si rifiuta il confronto. Eppure, bisogna capire che l’editor non è soltanto un professionista, ma anche un lettore. Sì. L’editor è il primo lettore del vostro libro. Un lettore non comune, perché è in grado di suggerirvi dei cambiamenti non sulla base del proprio gusto personale, ma della propria esperienza. Lasciate perdere, quindi, la tuttologia sdoganata dal web, una mentalità che vi esorta a fare tutto da soli, a non collaborare. Confrontarvi con qualcuno che, di letteratura, ne sa quanto o più di voi non sminuirà affatto la vostra competenza. Al contrario, vi aiuterà a valorizzarla. Noi editor, cari autori, veniamo in pace: non dimenticatelo mai.
Se sei interessato al ruolo dell’editor leggi “5 consigli per ottimizzare la collaborazione con l’editor “
Scrivere un libro dalla forma eccellente
Tra i post più sdoganati in rete, troviamo quelli che si domandano se conti più la storia o il contenuto. Come se un autore non fosse in grado di concentrarsi contemporaneamente su due aspetti del suo libro, e dovesse necessariamente scegliere quale privilegiare. Molti scrittori emergenti, ritengono la forma meno importante del contenuto. Del resto, dicono, è meglio ricevere un diamante avvolto in carta di giornale, che una pataccona in un cofanetto di velluto. Okay. Ma perché, invece, non dare al lettore un diamante dentro una confezione che lo valorizzi? Fa una figura migliore, non credete? Viviamo in una società dicotomica. Si pensa sempre che un’opzione escluda l’altra. Ma io, da brava bilancina, penso che il segreto del successo sia nell’equilibrio tra opposti. Tra forma e contenuto, se si parla di scrittura. Quindi, ragazzi, cerchiamo di bilanciare tutti gli ingredienti del vostro libro. L’opera ne guadagnerà, vedrete.
La gestazione del libro che vuoi scrivere
Io sono un caso particolare, perché ho due romanzi conclusi, da revisionare, che ancora non ritengo pronti per vedere la luce. Pecco di eccessiva pignoleria, e lo so. Ma nei giovani autori tendo a riscontrare il limite opposto. Hanno fretta di pubblicare, come se dalla presenza del loro libro (spesso e-book, autopubblicato) dipendessero le sorti dell’umanità intera. È necessario concedersi tempo. Lasciar riposare la prima stesura, così da poter vedere tutti i suoi difetti. Darsi la possibilità di crescere. Una consacrazione tardiva è preferibile al bruciare le tappe. Ci sono troppi scrittori che si sono rovinati la carriera con un debutto mediocre. Se hai delle buone potenzialità, e ne ha anche la tua opera, non meriti questa sorte.
Scrivere significa usare le H!
Sembrerà scontato, ma non lo è: per scrivere un libro bisogna conoscere la grammatica. Vincenzo Rabito, l’anziano contadino che prese la licenza elementare a metà del secolo scorso e raccontò la propria vita nel romanzo Terra Matta, scoperto cinquant’anni dopo la sua morte, rappresenta un unico, fortunatissimo caso, che è molto difficile replicare. Il suo romanzo fu pubblicato nonostante gli errori, perché rappresentava una testimonianza importante. Questo signore aveva qualcosa di significativo da raccontare, la storia di un intero secolo. Le sgrammaticature rendevano il suo scritto più naturale. Nessun editore accetterà da voi gli stessi svarioni. Anche se oggi si ribadisce il diritto a esprimere le proprie opinioni, dovete saperlo fare. La buona volontà, basta solo in Parlamento. E fa già abbastanza danni.
Scrivere un libro seguendo l’intuizione
La scrittura non è un atto soltanto mentale. Non tutte le risposte arrivano con il ragionamento. Quando hai esperienza, non hai bisogno di rimuginare. Ti si accende una lampadina nella testa e le soluzioni ai tuoi dubbi arrivano così, da sole, senza alcuno sforzo. Intuire è come collegarsi a una coscienza superiore. Che sia la tua, o quello dell’universo, poco importa. Questa voce risuona nella tua anima, e va ascoltata.
Leggere tanto per scrivere un libro di successo
Recentemente mi sono imbattuta, su Facebook, nel post di una sedicente autrice che sosteneva di non aver tempo per leggere. Sarò talebana, ma per me questa è una mostruosità. Penso che un autore, se vuole evolvere, debba leggere moltissimo, specialmente opere simili per genere, ambientazione o contenuti a quelle che gli piacerebbe scrivere. E non solo: deve leggerli con spirito critico, analizzandoli e comprendendoli fino in fondo. Questo può essere ancor più utile che leggere manuali di scrittura. Solo una visione ad ampio raggio del panorama letterario può consentire all’autore di operare confronti, analizzare e comprendere i meccanismi di una trama. Chi conosce solo se stesso, è destinato a scrivere opere autoreferenziali, basate su regole che si crede di conoscere, ma che in realtà si ignorano. Un autore che non legge è destinato a non evolvere. La sua carriera, quindi, non potrà andare molto lontano.
Un mio articolo che ritengo molto importante e che ti invito a leggere è ” Come scrivere un romanzo grazie alla scrittura consapevole”
Scrivere un libro con manuali efficaci
Leggere è importante, l’ho detto prima. Anche i manuali, sì. Però a questi ultimi si deve approcciare con un atteggiamento costruttivo. Molti sono convinti che leggere manuali possa offrire la ricetta universale per scrivere un best-seller. Capite anche voi che non è così semplice. Una buona scrittura è frutto di anni di allenamento. Un romanzo non nasce da una formula matematica, ma dalle decisioni e dalla sensibilità di chi lo scrive. I contenuti di un manuale quindi possono entrare a far parte del nostro bagaglio culturale e darci una mano a compiere delle scelte narrative efficaci, ma non devono mai diventare il nostro diktat. Le regole vanno apprese perché possano essere piegate alle nostre esigenze. E, se necessario, anche infrante.
Scrivere libri che siano una novità
Qui siamo nello stesso territorio del best-seller. Ciò che ho scritto poco più sopra a proposito della letteratura commerciale, vale purtroppo anche per gli autori contemporanei. Molti scrittori che desiderano spararsi pose da intellettuali, snobbano la letteratura del ventunesimo secolo perché loro, diamine, sono colti, sono importanti, quindi leggono soltanto i classici. Ricordiamoci, però, che la cultura non è snobismo. E, se si vuole avere successo, è necessario studiare non dico la concorrenza (non credo che la competizione tra scrittori sia da sdoganare) ma i colleghi. Non per copiarli, ma per prendere esempio. O, se necessario, per distaccarsi da loro. Non dico infatti che tutto debba piacerci. Ma, per lo meno, va compreso.
Ottimizzare la scrittura di un libro
Noto negli autori altre due tendenze contrapposte. Da un lato c’è chi ricerca un linguaggio prolisso e pomposo perché lo ritiene più “letterario”, e dall’altro coloro che si sforzano di riprodurre l’eloquio del web, asciutto al limite della superficialità, perché si sa che la gente oggi non vuole impegnarsi più di tanto. Sempre seguendo la logica dell’equilibrio a me tanto cara: sapete che raffinatezza e semplicità si possono bilanciare? Sì, ragazzi. E in quale modo? Semplicemente prendendosi cura dei propri testi affinché ogni frase non abbia né una parola di troppo, né una in meno rispetto a quelle che servono. Come si arriva a questo? Ascoltando, ovvio. Ci vuole esperienza, ma a forza di esercitarsi il risultato arriva.
Scrivere libri con la massima precisione
Un linguaggio equilibrato è un linguaggio preciso. Non si perde in mille elucubrazioni, ma è in grado di raggiungere l’obiettivo anche solo con una parola, perché sa liberarsi di tutti i termini generici e abusati che oggi non sono più in grado di trasmettere emozioni. Fate un piccolo esercizio. Prendete la vostra prima stesura e, utilizzando lo strumento “trova” di Word, individuate i “bello”, “brutto”, “cosa”, “fare”, e tutte le altre parole che vengono buttate nel testo un po’ a casaccio, perché ritenute ormai universali. Poi, sostituitele con vocaboli più raffinati, più dettagliati. Per esempio, “fare una torta” più diventare “preparare una torta”. È molto più elegante, non trovate? Di belle ragazze, ce ne sono tante. Perché la vostra protagonista è bella? Ce lo volete dire? E un personaggio che “mangia una cosa al volo” non trasmette nulla, al lettore, delle proprie abitudini. Né della propria anima. Perché c’è una differenza tra un filetto al pepe verde e un hamburger del Mc Donald. Non sapere quale sia il piatto preferito del vostro protagonista dimostra che non lo conoscete fino in fondo. Ma, se le cose stanno così, se nemmeno voi sapete interessarvi a ciò che fa, per quale ragione il lettore dovrebbe aver voglia di familiarizzare con lui?
Relazionarsi con chi sa scrivere libri
Non ho mai capito, sono sincera, la competizione tra scrittori. Al contrario: in un momento di crisi culturale come quello che stiamo vivendo, ritengo quanto mai importante creare una rete. Non di contatti, come va tanto di moda sui social, ma di relazioni. Autentiche. Perché un confronto diretto e profondo può diventare un importante strumento di crescita professionale. Scambiarsi opinioni sui libri letti, sulle storie che si desiderano scrivere e sul proprio metodo di lavoro non è un rischio, come molti credono, ma una risorsa. Non ha senso comportarsi come il secchione che, alle superiori, traduceva le versioni di latino circondato da una barriera di vocabolari. Chi non aiuta nessuno, non viene aiutato. E, per emergere, di aiuto ce ne serve tanto. Okay che chi legge è una specie in via d’estinzione, però vendiamo libri, non lavatrici. Quindi, chi compra il mio, può benissimo comprare anche quello del mio collega. Perché simili. E magari presentati insieme, in un unico evento promozionale. Chi collabora vince sempre, ricordatevelo!
Leggere fa bene e conoscere i nostri errori lo è ancora di più, prova a leggere “Gli errori più comuni degli scrittori emergenti”
Scrivere un libro con costanza
Non ho altro da aggiungere. Per diventare scrittori, occorre scrivere. Possibilmente di getto, per non fermare il flusso creativo, revisionando poi in un secondo momento. Ricordate #imieiprimipensieri? Continuo a credere che quella modalità scrittoria sia la più efficace, per non bloccarsi mai.
Scrivere libri senza timore
Lo scrittore ha paura. Sempre, e di tutto. Ha paura che il suo libro non piaccia ai lettori, ma anche che piaccia troppo. Ha paura che l’editor snaturi il suo romanzo. Ha paura di commercializzarsi, e ha paura dell’oblio. Ha paura di bloccarsi, e di non riuscire a contenere il flusso delle proprie emozioni. Si illude che la propria paura sia un motore creativo, ma non è così. Anzi: è la principale fonte di fallimento. Quindi, ci deve lavorare. Perché l’emozione è materia, si riversa nelle parole. E un lettore attento sa cogliere ogni tremolio, ogni sbandamento della voce. La proverbiale ansia da prestazione fa perdere fiducia nella professionalità dell’autore, il quale dev’essere una sorta di autorità, non un bambino frignone.
Scrivere libri in modo unico
Ispirarsi ad altri autori non significa scopiazzarli. Ogni scrittore deve saper trovare la propria voce, e farla risuonare autorevole sulla pagina. E deve raccontare storie che risuonino con il suo gusto, con la sua anima, senza seguire le mode del momento, come molti fanno. È comodo dire che “la fantascienza va alla stragrandissima”, quindi avrai maggiori possibilità di pubblicare. Se il tuo romanzo sarà una ciofeca perché non ti rappresenta, fallirai comunque. A questo punto, tanto vale scrivere ciò che ti piace.
Scrivi libri per vivere e vivi per scrivere libri
Non siamo scrittori solo quando ci sediamo davanti al computer, ma lo siamo 24 ore su 24, ogni istante della nostra vita. Quindi, i principi che ho sopra elencato sono sempre validi. Non sono lezioncine da apprendere per scrivere meglio, ma per vivere meglio. Solo applicandoli nella nostra realtà quotidiana, ci sarà coerenza tra la nostra identità e la nostra professione. Dobbiamo aver cura delle parole, sempre. Comunicare in modo chiaro. Essere gentili. Saper ascoltare. Relazionarci con onestà. Difendere la nostra unicità. Essere curiosi. Vincere la paura. Così, non diventeremo solo scrittori, ma anche persone migliori.
Scrivere libri senza zavorre
Quando scrivi, devi liberarti di tutto ciò che impedisce alla tua creatività di fluire. E se non ci riesci ad abbandonare i tuoi pesi, trasformali in una risorsa. Utilizzali per aiutare le persone, raccontandoli, esorcizzandoli, trasformandoli in una storia che doni emozioni e sappia parlare a chi è come te. A chi soffre come te. A chi, nonostante la sofferenza, trova ancora il coraggio per essere vivo.
Il lancio della patata bollente.
Vi vengono in mente altre parole da aggiungere consigli su come scrivere un libro all’elenco?








Alla grande! Condivido ogni affermazione. Se solo dovessi aggiungere un mio apporto, consiglierei con piena convinzione “Non aver paura di alzare il tiro!”.
Ricordo al proposito che in una III media di Arma Taggia durante un’esercitazione in classe (semplice esercizione, ben inteso, non Compito in classe) sono arrivato ad assegnare il compito (a prima vista, terrificante) di inserire la frasetta “La guida la sposa” in calce a due diversi testi narrativi intendendola però nei suoi due possibili significati… Io ovviamente giravo tra i banchi dispensando a iosa consigli e osservazioni (Funziona, che dici? Funzionerebbe forse meglio se…?). Con risultati, credetemi, davvero insperati!
Mi sembra un ottimo consiglio. Con la scrittura, occorre sempre usare!
Mi sembrano consigli utili, dati con buon senso, concretezza, sincerità, passione e competenza. Tutte doti importanti, nella letteratura come nella vita, che si coltivano con l’esperienza; esperienza di lettore, di uomo, donna amante.. Amatore, non solo della lettura e della scrittura. Della buona tavola ad esemio, vissuta con convivialità. Come in un buon pranzo (di Babette) anche in un romanzo tutto va preparato con cura dosando sostanza e forma
Non dico che questi consigli sono sbagliati ma sono un po’ troppo generali.
Non ho compreso tutto ma è sempre bello leggere dalla mano di chi ne sa di più, qualcosa rimane sempre, peccato che io abbia trovato solo adesso la voglia di immergermi nell’inchiostro.
Con settantadue inverni sulle spalle, non si può pretendere di iniziare una carriera, ma ho sentito in modo pungente la necessità di mettere su carta, ricordi, riflessioni e altro, allo scopo di lasciare qualche riga ai miei figli e agli amici.
Scrivere è sempre utile e importante, a prescindere da quando si inizia e dal motivo per cui si decide di farlo.
Mi sembrano consigli utili, dati con buon senso, concretezza, sincerità, passione e competenza. Tutte doti importanti, nella letteratura come nella vita, che si coltivano con l’esperienza; esperienza di lettore, di uomo, donna amante.. Amatore, non solo della lettura e della scrittura. Della buona tavola ad esemio, vissuta con convivialità. Come in un buon pranzo (di Babette) anche in un romanzo tutto va preparato con cura, dosando sostanza e forma